UNA PICCOLA INTRODUZIONE SULLA STORIA

Prima di iniziare a parlare di persone, popoli, date, città e battaglie, penso che sia importantissima una piccola introduzione sulla storia, chiarendo alcune cose come, per esempio: a cosa serve studiarla?

Spesso ci poniamo, infatti, delle domande, per le quali non sempre riusciamo a trovare una risposta che ci soddisfi completamente e questo fa sì che si distrugga, spesso ancora prima di iniziare, la nostra voglia di studiare una determinata materia.

CHE COSA VUOL DIRE “STORIA”?

La parola “storia” deriva dal latino historia, a sua volta dal greco ἱστορία (istorìa), che vuol dire “ricerca, indagine, ispezione (visiva)“.
Partendo, dunque, dalla parola greca ἱστορία (istorìa) e facendo una ricerca più approfondita, scopriamo che ἴστωρ (ìstor) vuol dire “colui che sa, colui che ha visto, colui che può giudicare conoscendo le cose”.

Questa parola nasce nell’Iliade.
Il termine ιστός (istos) è usato per indicare l’albero della nave, che sostiene le vele, ma anche il telaio, con la trama e l’ordito, mentre ὁράω (orao) significa “vedere”.
Il significato profondo, quindi, della parola “storia” può essere inteso come “vedere la struttura delle cose”.

Che ce ne facciamo, quindi, di tutto questo latino e di questo greco? Ci servono per arrivare a capire il vero significato del termine storia, cioè una ricerca, un’indagine oppure ciò che è successo agli uomini.

(É doveroso fare un’importante precisazione: il termine storia, come abbiamo appena visto, ha anche il significato di “ciò che è successo agli uomini”, mentre la storiografia è l’attività di scrivere libri che riguardano quello che è successo agli uomini. Tra i banchi di scuola si studia, dunque, attraverso quello che produce la storiografia, ossia libri sulla storia).

La ricerca è ciò che fa chi si occupa di ritrovare tutti i resti, i documenti del passato e di metterli insieme, ma è anche la tua, quando non ti accontenti delle semplici informazioni che ti vengono date e decidi di andare più a fondo, per capire meglio.
In questo modo, diventi un vero e proprio ricercatore che, per comprendere il presente, inizia un’indagine cercando tutti i collegamenti con i fatti del passato.

Dimenticati, quindi, le frasi imparate a memoria: qui inizierai a studiare storia come si deve! 

A COSA SERVE STUDIARE LA STORIA?

Scommetto che, almeno una volta nella vita, ti sia passata per la mente questa domanda.

Immagina di essere uno studente che sta per iniziare una nuova scuola e che di questo istituto non sa nulla. L’unica cosa che ti rassicura un po’ è il fatto che quella scuola viene frequentata da alcuni ragazzi che conosci.
Per affrontare al meglio i futuri anni scolastici, capisci bene che la cosa più importante è scoprire con chi avrai a che fare, quando comincerai, e com’è quel posto.

Inizi, quindi, a raccogliere informazioni da coloro che ancora stanno frequentando, per conoscere qualcosa sugli insegnanti, ma anche sulle tradizioni di quell’istituto (per esempio se si organizzano recite o feste) oppure su quali siano le classi più casiniste, o ancora su chi siano i bulli (nomi e cognomi) e in quale classe studiano. Dato che oramai hai preso il via, chiedi inoltre, a questi tuoi amici, se a fine anno, quello appena passato, ci sono stati dei bocciati che potrebbero finire nella tua stessa classe, e se li conoscono. 

Prenderai degli appunti che saranno certamente molto utili.

Bene, tutto questo è proprio ciò che fa uno storico, ma in proporzioni più grandi: raccoglie informazioni per scoprire (e raccontarci) il passato, permettendoci così di usare questi dati per capire il presente e “prevedere” il futuro.
In che senso “prevedere”?
Facciamo un esempio, così che tu possa capire meglio. Se mentre stai portando avanti la tua indagine sulla nuova scuola, ti capitasse di scoprire, per esempio, che in passato un professore ha messo una nota a un ragazzo perché questo portava i jeans strappati durante le sue ore, sai già che, per evitare spiacevoli interrogazioni, potrebbe essere un’ottima idea evitare di indossare jeans strappati nel corso delle sue lezioni.

Allo stesso modo, se tu fossi un re, conoscendo la storia, potresti arrivare a capire che potrebbe essere davvero una pessima scelta evitare di aiutare il tuo popolo, che sta morendo di fame, tenendoti tutte le ricchezze per te.

Questo è uno dei principali motivi per cui serve studiare la storia.

Esiste anche un altro motivo che ci fa comprendere quanto importante sia studiare questa materia.
Quando scrivi un post sui social, o fai una foto da postare, lo stai facendo in un giorno, mese e anno ben precisi. Vale a dire in un esatto momento storico.

Ciò vuol dire che quando guardi un quadro, leggi un libro o passeggi vicino a dei vecchi edifici, hai a che fare con qualcosa che è stato creato in un periodo ben specifico.
I selfie fatti durante il covid, indossando una mascherina, mostrano qualcosa di particolare che è accaduto nell’esatto momento dello scatto (cioè, la persona che sta portando una mascherina) e che è, fondamentalmente, la conseguenza di fatti che sono successi in quel momento. Tra qualche decennio, quando tuo nipote vedrà quelle foto, chiederà come mai portavamo la mascherina e tu glielo racconterai, in modo che possa comprendere cosa c’era dietro quell’immagine.
Questa è storia.

Se, guardando un quadro o leggendo un libro, tu sapessi in che periodo ha vissuto il pittore o lo scrittore (o i protagonisti dell’opera) e sapessi che cosa è accaduto in quegli anni, allora capiresti ancora più profondamente che cosa hai davanti e perché.

Quello che vedi qua sopra è Guernica, un famoso quadro dipinto da Pablo Picasso.
Rappresenta il bombardamento avvenuto a Guernica, piccola città a nord-est della Spagna, da parte dell’aviazione tedesca nel 1937.

Perché è successo? Quali sono state le cause? Chi ha ordinato all’aviazione tedesca di bombardare? Che cosa è successo dopo?

Tutto ciò è per farti capire che la storia non è fatta solo di nomi, battaglie e date e che studiarla a memoria non ti servirà proprio a niente!


Questa materia si studia per comprendere i perché e per imparare a osservare quello che sta accadendo intorno a te in questo momento, così che tu possa chiederti: è già successa una cosa simile in passato? Com’è andata a finire? Va bene continuare a fare le stesse cose, che altre persone avevano fatto a quel tempo, o forse è meglio cambiare?

A questo serve studiare la storia.

CHI RICOSTRUISCE I FATTI STORICI E IN CHE MODO?

Per riuscire a ricostruire un evento del passato, è necessario che molte persone lavorino insieme:

  • Lo storico: parte dalle informazioni e dagli oggetti del passato e cerca di ricostruire come sono andate le cose
  • L’archeologo: organizza scavi e ricerche, per recuperare quello che è rimasto sepolto o dimenticato per tantissimi anni
  • Il chimico: prende con sé tutto quello che viene ritrovato, per scoprirne l’età e, di conseguenza, da quale popolo può essere stato creato e utilizzato
  • Il geologo: studia la superficie del nostro pianeta, per individuare i cambiamenti che ci sono stati nel corso dei secoli
  • Il paleontologo: si occupa dei fossili, cioè i resti più antichi, degli animali e delle piante che per primi hanno popolato la Terra

Tutte le cose che vengono ritrovate, studiate, osservate e ascoltate e che servono per riuscire a ricostruire i fatti del passato, sono dette fonti.
Una fonte storica è, quindi, tutto ciò che è necessario per conoscere il passato.

Spesso le fonti sono così chiare che è davvero difficile sbagliarsi: se tu andassi in soffitta e trovassi un libro antico con ancora la data della stampa, non avresti dubbi riguardo al periodo storico a cui appartiene.
Alcune volte, però, sono incomplete e dunque lo storico deve interpretarle, cercando il maggior numero possibile di indizi. 

A questo punto ci chiediamo: quanti tipi di fonti esistono?

Vediamolo subito:

  • Fonti scritte, vale a dire quelle che in qualche modo ricordano la scrittura. Si tratta, per esempio, di libri, giornali, ma anche tavole di argilla o di pietra incise.
  • Fonti orali, cioè tutte le informazioni che ci arrivano a voce e non per iscritto. La nonna che racconta al nipote di quando, da piccola, andava al forno del paese a cuocere il pane, è una fonte orale.
  • Fonti materiali, in generale tutto quello che è stato realizzato dall’uomo (strade, edifici, gioielli, monete…) ma anche gli scheletri, i resti animali e vegetali.
  • Fonti iconografiche, vale a dire tutto ciò su cui compare un’immagine. La parola iconografia si compone, infatti, delle parole greche εἰκών (eikón, “immagine”) e  γραϕία (grafìa, “scrittura”). In questo caso parliamo, per esempio, di dipinti, affreschi, o graffiti.

La risposta alla domanda è che esistono, dunque, 4 tipi di fonti.

Le fonti storiche (scritte, orali, materiali e iconografiche) possono essere volontarie, cioè create appositamente per lasciare un ricordo ai posteri (chi vivrà dopo) oppure involontarie, ossia quelle lasciate per caso, senza che fosse stato precedentemente deciso.
Un libro che racconta un fatto importante e che è stato scritto proprio mentre questo stava succedendo è, di certo, una fonte volontaria.
Lo scheletro di un cavaliere, che indubbiamente è una fonte preziosissima per lo storico, ci fa supporre che lui sia caduto in battaglia e che, dunque, abbia lasciato lì i suoi resti involontariamente.

Un’altra distinzione delle fonti storiche è tra primarie e secondarie.
Le fonti primarie vengono direttamente dal periodo storico a cui appartengono. 
Nel nostro esempio, lo scheletro del cavaliere, oltre ad essere, probabilmente, una fonte involontaria, è anche una fonte primaria.
Le fonti secondarie sono, per esempio, il racconto che qualcuno scrive riguardo a fatti accaduti in un periodo lontano. 
Il libro di storia, che narra come quel cavaliere abbia combattuto e in quale battaglia o guerra, è una fonte secondaria.

Se è tutto chiaro, allora andrai alla grande con questo quiz!

SCOPRIAMO INSIEME LA LINEA DEL TEMPO

Forse avrai già sentito parlare di ordine cronologico.
Ma che vuol dire?

La parola cronologia deriva dai termini greci χρόνος (chrónos) “tempo” e λόγος (lógos) “discorso, studio”.
Riguarda, quindi, lo studio del tempo, più in particolare dell’ordine in cui sono accaduti i fatti.

L’ordine cronologico consiste, dunque, nello stabilire le date esatte degli avvenimenti storici e nel metterli uno dopo l’altro, da quello più vecchio a quello più recente.

Se, per esempio, io ti chiedessi l’ordine cronologico con cui ti metti le scarpe, questo è ciò che tu mi risponderesti:
1. Prendo le scarpe dalla scarpiera
2. Mi siedo
3. Infilo il piede destro dentro la scarpa destra
4. Stringo i lacci della scarpa destra
5 Faccio il nodo ai lacci della scarpa destra
6. Infilo il piede sinistro dentro la scarpa sinistra
7. Stringo i lacci della scarpa sinistra
8. Faccio il nodo ai lacci della scarpa sinistra

La linea del tempo

Per vedere in maniera chiara e immediata l’ordine cronologico dei fatti storici, si usa la linea del tempo.

Si tratta, semplicemente, di una linea, di solito orizzontale, sulla quale sono indicati i fatti storici nell’ordine in cui sono accaduti.
L’estremità destra rappresenta l’oggi, quindi più un fatto è posto verso sinistra più è lontano nel tempo.
Di conseguenza, partendo da un qualsiasi punto che non sia il presente e andando sempre più verso destra, ci si avvicina all’oggi.

Riprendendo, dunque, l’esempio che mostra i vari passaggi che si fanno per allacciarsi le scarpe e mettendolo su una linea temporale, avremo:

Nella storia, per fare sì che tutti riuscissero a contare gli anni allo stesso modo, è stato necessario decidere un punto di riferimento.
Nel momento in cui sto scrivendo questo articolo, ci troviamo nell’anno 2021; ciò significa che sono passati 2021 anni, ma partendo da cosa? Dalla data conosciuta come la nascita di Gesù Cristo, la quale viene indicata con l’anno zero. Questo è il punto di riferimento, l’anno zero!

Questo, però, non vuol dire che prima non ci fosse nulla!
L’anno zero divide la linea del tempo in due parti:

  • a.C. , che vuol dire “avanti Cristo”, cioè prima della nascita di Cristo (prima dell’anno zero)
  • d.C, cioè “dopo Cristo”, dopo la nascita di Cristo (dopo l’anno zero)


Adesso fai attenzione: 
se parti dall’anno zero e ti sposti lungo la linea del tempo verso il presente, per esempio verso il 2021, gli anni scorreranno in avanti: avrai, quindi, 0…1…2…..50……..1000….. e così via, fino all’anno in corso. 

Come puoi tranquillamente notare, più ti allontani dallo zero e più i numeri diventano grandi.

Lo stesso vale se vuoi mettere sulla linea del tempo gli anni prima della nascita di Cristo. In questo caso, però, allontanandoti dallo zero dovrai andare verso sinistra.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che, partendo dallo zero e muovendoti verso sinistra, anche in questo caso i numeri andranno a crescere. Se, però, da un punto qualsiasi (diverso da zero) della parte a.C. della linea temporale, tu decidessi di spostarti verso destra, ossia verso lo zero, potresti notare che i numeri diventano sempre più piccoli. Una volta arrivato allo zero, continuando ad andare verso destra, automaticamente ti ritroverai nella zona d.C, dove i numeri ricominceranno a salire.

Meglio se ti dimostro questo concetto con un’immagine:

Tutto chiaro?

Bene, tieni duro, abbiamo quasi finito!

Quando un fatto storico dura tantissimi anni, si usano delle parole precise, che sicuramente avrai già sentito, come:

  •  lustro, che indica un periodo di 5 anni
  •  decennio, che si riferisce a un periodo di 10 anni
  •  secolo, in cui abbiamo un arco di tempo corrispondente a 100 anni
  •  millennio, che conta addirittura 1000 anni

Se hai, quindi, un amico che ha 10 anni, puoi informarlo che, fino ad ora, ha vissuto un decennio.

Prima di passare al prossimo argomento, vediamo come te la cavi con questo gioco:

I PERIODI STORICI

Un periodo storico è un tempo, nella nostra storia, caratterizzato dalla presenza di un evento o un cambiamento particolare.

Dato che, in particolare, i cambiamenti avvengono poco per volta, il passaggio da un periodo storico all’altro non è sempre netto.

La più grande divisione che è stata fatta è tra:

  • Preistoria 
  • Storia

Qual è l’elemento che ha determinato il passaggio dalla Preistoria alla Storia?
La scoperta della scrittura.
Dalle fonti a disposizione, sembrerebbe che la scrittura sia nata con il popolo dei Sumeri, verso il 3000 a.C.
Gli storici sono arrivati a questa conclusione perché nella città di Uruk, che ai tempi era la Mesopotamia, ma che ora conosciamo come Iraq, sono state ritrovate delle tavolette di argilla, su cui erano stati registrati tutti i conti e le informazioni dei commerci. Le più antiche mai trovate.

Dividere, semplicemente, tra Preistoria e Storia sarebbe però riduttivo, perché negli anni sono successe davvero tante cose!
Questi due grandi periodi sono stati divisi, quindi, in sezioni più piccole.

La Preistoria

All’interno della Preistoria abbiamo:

  • Età della pietra, chiamata così proprio perché gli uomini utilizzavano le pietre per costruire i loro strumenti.
    Dato che negli anni l’uomo ha anche imparato a lavorare sempre meglio tale materiale, questo periodo storico si divide in:
      • Paleolitico, conosciuto anche con il nome di età della pietra antica, o della pietra scheggiata, in cui l’uomo inizia a costruire le prime cose scheggiando la pietra
      • Mesolitico, o età della pietra di mezzo
      • Neolitico, detto anche età della pietra nuova, o della pietra levigata. L’uomo ha, infatti, capito che questo materiale può essere pure levigato, per avere dei risultati migliori.

La Storia

La Storia, invece, si divide in:

  • Età dei metalli, dove gli strumenti vengono costruiti non solo in semplice pietra, ma anche fondendo i metalli.
    Come vedremo meglio nei prossimi articoli, questo periodo inizia poco prima della scoperta della scrittura, per dare poi inizio a una nuova fase dell’uomo.
    L’età dei metalli può essere divisa, a sua volta, in 3 sezioni più piccole, in base al materiale che veniva usato per gli strumenti:
      • Età del rame
      • Età del bronzo
      • Età del ferro
  • Età antica, dal 3000 a.C al al 476 d.C, dunque dall’invenzione della scrittura fino alla caduta dell’impero romano d’Occidente
  • Medioevo, dal 476 d.C. al 1492, anno in cui Cristoforo Colombo ha scoperto l’America
  • Età moderna, che inizia nel 1492 ma, per quanto riguarda la sua fine, ci sono delle opinioni diverse. Alcuni dicono che l’età moderna sia finita con la Rivoluzione francese, nel 1789; altri preferiscono affermare che si sia conclusa con il Congresso di Vienna del 1815 e altri ancora vedono la fine dell’Età moderna con i moti rivoluzionari del 1848.
    Noi prendiamo per buona la data della Rivoluzione francese.
  • Età contemporanea, che va dalla fine dell’Età moderna fino a oggi.

Non preoccuparti per questo insieme di nomi e date: affronteremo ogni cosa un passo per volta e vedrai che, andando avanti, sarà tutto molto più semplice.

Intanto, mettendo tutto sulla nostra linea del tempo, abbiamo:

Considera però che, soprattutto durante la Preistoria, i vari popoli della Terra non hanno fatto le loro scoperte nello stesso momento, quindi il passaggio da un periodo all’altro non è avvenuto in contemporanea per tutte le persone del pianeta.
Le date che sono riportate (soprattutto quando non esistevano ancora i documenti ufficiali) sono convenzionali, cioè decise con un accordo tra i vari studiosi, in base alle prove e ai resti ottenuti durante le ricerche.

Per adesso abbiamo finito.
Approfondiremo alcune cose nei prossimi articoli, concentrandoci meglio sui vari dettagli.

Ti lascio con un gioco, così puoi valutare in autonomia se è tutto chiaro.
Contattami pure per chiarire qualsiasi dubbio! 

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