LE SILLABE

Quando parliamo di sillabe, intendiamo parti che compongono una parola.
In pratica possiamo definire la sillaba come una lettera o un gruppo di lettere, che vengono dette buttando fuori la voce in un solo colpo.

In questo articolo scopriremo insieme le regole delle sillabe.

CHE COS’È UNA SILLABA?

Per avere un’idea di come potrebbero essere le sillabe, provate a parlare battendo le mani a ritmo:

sillabe

La loro divisione non è, però, decisa a caso, ma segue alcune piccole e semplicissime regole.

Prima di tutto, la sillaba deve contenere almeno una vocale.
Quindi, una consonante da sola non potrà essere mai una sillaba, ma dovrà sempre accompagnarsi ad almeno una vocale. 
In questo senso, la sillaba può avere vari aspetti. Vale a dire che può essere formata da:

  • una sola vocale (a-pe)
  • una vocale vicina a una consonante (di–to)
  • delle vocali unite (via-le)

Allora, come decidiamo dove bisogna separare una sillaba dall’altra?
Vediamolo subito!

Come possiamo dividere, per esempio, la parola UNO?
La divisione corretta è, dunque, u-no oppure un-o?

Il trucco è questo: quando una parola inizia con una vocale e, subito dopo, abbiamo una consonante come seconda lettera, la vocale a inizio parola diventa da sola una sillaba. 
La soluzione, quindi, è u-no. 
Allo stesso modo, abbiamo: a–lian–te, o-do-re, u-mi-do.

Un’altra cosa da ricordare è questa: quando incontriamo un gruppo di consonanti formate da b, c, d, f, g, p, t, v  + l  oppure + r seguito, poi, da una vocale, questo gruppo di consonanti non va mai diviso.
Per esempio: dro-me-da-rio, si-gla, pre-go.

Se ci fate caso, questi gruppi di consonanti possono esistere anche all’inizio di altre parole. Prendendo quelli usati negli esempi appena fatti, dro-, di dromedario, è anche l’inizio della parola droghiere, –gla, di sigla, la possiamo trovare in glassa, o ancora pre-, di prego, è l’inizio della parola precisione.

Ci sono, invece, sillabe composte da gruppi di consonanti che, prese così insieme, non possono esistere all’inizio di nessuna parola, come per esempio mb, nt, ld, rt, cq. Anche tutte le doppie rientrano in questa categoria (tt, mm, nn…).
Bene, in tal caso queste consonanti vanno divise in sillabe diverse, dunque vanno separate.
Abbiamo quindi: piom–bo, can–to, cal–do, mor–te, ac–qua, at–to-re, cam–mi-na-re, pan–no.

La S è una lettera particolare in questo tipo di divisione perché, quando è all’interno di una parola (non all’inizio), crea una nuova sillaba: co-sta, mo-stro, te-sta. 
Se è una doppia, dobbiamo considerare la regola precedente e abbiamo quindi, per fare un esempio, pas–so.


Bene, se è tutto chiaro, riprendiamo un attimo fiato. 

Capire le sillabe è un passaggio importante per l’argomento “dittongo, trittongo e iato”,
Di cosa stiamo parlando?

Il dittongo

Un dittongo si forma quando due vocali, vicine tra di loro, formano una sillaba.

I dittonghi possono quindi essere formati da:

  • i + vocale: pie-de
  • vocale + i : noi (ebbene sì, noi è composta da 1 sola e unica sillaba)
  • u + vocale: que-sto 
  • vocale + u: eu-ro

Il trittongo

Il trittongo si ottiene, invece, quando la i e la u si uniscono ad altre due vocali, formando un’unica sillaba.
Abbiamo quindi, ad esempio: suoi, miei, guai (tutte formate da 1 unica sillaba), a-iuo-la.

Lo iato

Per capire lo iato, ossia la separazione di due vocali vicine, bisogna comprendere tre importanti regole.

Lo iato si forma:

  1. quando ci sono due vocali vicine, che sono diverse da i e da u: pa–e-se
  2. quando una delle due vocali è una i oppure una u, ma con l’accento: pa–ù-ra, or-to-gra-fì–a
  3. quando abbiamo una parola composta e la prima parte di questa finisce per i o per u: bi–en-ni-o, tri–an-go-lo, su–e-spo-sto

Osservate bene adesso gli esempi fatti fino a questo punto: noterete che le vocali del dittongo e del trittongo restano sempre unite nella stessa sillaba, mentre quelle dello iato si separano.

Quindi, a che serve conoscere il dittongo, il trittongo e lo iato?
Sapere le loro regole, ci permette di dividere correttamente le parole in sillabe! E perché è utile capire come si divide in modo corretto una sillaba?
Capisco che adesso scriviamo quasi tutto al computer e che, quindi, sono i programmi a fare il lavoro per noi, ma fino a quando esisteranno carta e penna, sapere come andare a capo alla fine di un rigo del quaderno ci può sempre essere d’aiuto. Dunque, bisogna farsi trovare pronti!

DIGRAMMI E TRIGRAMMI

Non possiamo dimenticarci di parlare dei digrammi e dei trigrammi.

Per avere un digramma bisogna avere 2 diverse lettere che, quando vengono pronunciate, producano un unico suono.
Per ottenere un trigramma è, invece, necessario avere 3 lettere diverse che, pronunciate, generino un unico suono.

Quindi, in pratica?

Nella nostra lingua abbiamo:

  • sette digrammi: ch, gh, ci, gi, gl, gn, sc (chiesa, ghiro, cinema, gioco, scogli, gnomo, pesce).
  • due trigrammi: gli + vocale e sci + vocale (aglio, scienza)

A questo punto, però, c’è il rischio di fare un po’ di confusione, quindi vediamo un attimo alcune regolette per rendere tutto molto più chiaro.

Il gruppo di lettere gl è un digramma solo quando è seguito dalla vocale i e nessun’altra vocale.
La parola scogli è un ottimo esempio per comprendere questa regoletta.

Quando, invece, gl si unisce alla i e ad un’altra vocale, allora diventa un trigramma.
In questo caso, un esempio potrebbe essere la parola aglio.

Quindi, figli è un digramma, ma al singolare, figlio, diventa un trigramma. 
La stessa cosa vale per moglie e mogli, scoglio e scogli.

Il gruppo gl ha, però, un’altra particolarità, ovvero:

davanti alle vocali a, e, o, u, non è più un digramma.
Ogni lettera di questo gruppo (g, l e la vocale) viene, infatti, pronunciata in modo separato, invece che essere detta con un unico suono: gloria, gladiatore.

A volte, anche gl seguito da i non costituisce un digramma, dato che viene letto facendo sentire ogni singola lettera, come nelle parole geroglifico, negligente ecc.

Quindi, ecco perché è importante capire bene non solo le lettere scritte, ma anche i suoni della lingua.

Anche il gruppo gn merita un attimo di attenzione.
Questo, infatti, unito a una qualsiasi vocale, diventa un digramma: sognare, cognome.
Molto semplice.

Per concludere, diciamo due cose su sc, sci.
Sc è un digramma, quando è vicino alla vocale e oppure alla i: scelta, scimmia.

Se però, oltre che dalla vocale i, è seguito anche da un’altra vocale, diventa il trigramma sci: scienza, sciopero.

Particolarità: il composto sci, che troviamo nel sostantivo scia, nel verbo sciare e in tutte le parole formate da questo insieme di suoni (una vocale e due consonanti messe assieme, in fin dei conti, creano un gruppo di suoni), non è un trigramma (in questo caso, con il termine “sci” intendiamo l’attrezzo lungo e stretto che si attacca agli scarponi e che serve per scivolare sulla neve).

Quando si sta per dividere in sillabe una parola, che contiene un digramma o un trigramma, bisogna ricordare che questi non vanno mai separati.

Vediamo, adesso, come ve la cavate dopo questa spiegazione.

Se non vi sentite ancora sicuri, riprendete in mano il testo e cercate di individuare i punti nei quali avete più difficoltà.
Qualora abbiate il desiderio di abbandonare, perché vi sentite confusi e non siete, quindi, più in grado di proseguire con lo studio, scrivetemi subito qua sotto, o in privato, se preferite. Sono a vostra disposizione per ogni dubbio o confusione. 

Nel prossimo articolo andremo ancora avanti e studieremo insieme altri argomenti molto importanti, che sono sempre alla base della grammatica.

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