ILIADE – LE BASI

L’Iliade è un bellissimo poema epico, scritto in versi da Omero.
In realtà, sarebbe meglio dire: attribuito a Omero. Questo aprirebbe un lungo discorso sulla paternità dell’opera, ma ne parleremo bene un’altra volta.


Un poema epico è un’opera letteraria in versi, che racconta le gesta (leggendarie o storiche) di eroi o popoli. Viene spesso usato per conservare la memoria e l’identità di una civiltà, o dei protagonisti delle vicende narrate, e fare in modo che possano conoscerle anche le generazioni successive. 

PRIMA DELL’ILIADE

Il termine Iliade è un riferimento all’antico nome di Troia:᾿Ιλιάς (Ilias), “Ilio”, fondata da Ilo, figlio di Troo.
Al suo interno non viene narrata tutta la guerra di Troia, ma solamente gli eventi accaduti nei 51 giorni dell’ultimo anno di guerra, caratterizzati dalla famosa “ira di Achille”.

Lo scontro è tra i Troiani e il popolo greco, definito nei poemi omerici come Achei.

Omero inizia il racconto come se il lettore conoscesse già gli antefatti.
In realtà, ciò non è sempre vero.
Quindi, come ha avuto inizio tutto quanto?

La nascita di Paride

Paride era figlio di Priamo, re di Troia, e di Ecuba, dunque fratello di Ettore.

Poco prima della sua nascita, la madre sognò di partorire un tizzone ardente che avrebbe distrutto la città.
Esaco, un altro figlio di Priamo, che sapeva interpretare i sogni, rivelò che quel giorno sarebbe nato colui che avrebbe portato Troia alla distruzione e che quindi sarebbe stato necessario ucciderlo insieme alla madre.

Le partorienti nel palazzo del re furono però due: Ecuba e Cilla, sorella del re. Quest’ultima venne uccisa insieme al figlio, mentre Paride fu lasciato sul monte Ida e cresciuto dal pastore Agelao.

Il pomo d’oro

Durante il banchetto nuziale di Peleo e Teti, vennero invitate tutte le divinità, tranne Eris: la dea della discordia.

Una volta scoperto di non essere la benvenuta, Eris decise di vendicarsi in modo molto subdolo. Si recò alla festa e fece rotolare tra i presenti una mela d’oro, dichiarando che ne avrebbe fatto dono “alla più bella” tra le invitate.

Tra Atena, Era e Afrodite nacque così una terribile disputa. Per risolvere la cosa venne chiesto a Zeus di dare il suo verdetto, questo però preferì evitare tale responsabilità e delegò la scelta a un mortale: il pastore Paride, definito abile e giusto nel giudicare.

Le tre dee cercarono dunque di convincere il giovane con doni allettanti: Era gli offrì grandi poteri, mentre Atena la vittoria in ogni guerra. La mela però venne data ad Afrodite, in quanto promise a Paride l’amore della donna più bella del mondo: Elena.

L’accordo tra gli eroi greci

Elena, figlia di Tindaro, era considerata la donna più bella del mondo.

Numerosi eroi greci la corteggiavano per averla in sposa.

Tindaro, temendo il risentimento dei pretendenti rifiutati, e su consiglio di Odisseo, li fece giurare che essi si sarebbero uniti contro chiunque avesse tentato di rubare Elena al marito da lei prescelto.

La ragazza decise di sposare Menelao.

Il riconoscimento di Paride

Un giorno, Priamo mandò alcuni servi da Agelao, per scegliere nella sua mandria un toro da offrire come premio per dei giochi funebri.

Paride desiderava vedere Troia, quindi si offrì per portare l’animale in città.

Nonostante le suppliche di Agelao, il ragazzo decise di partecipare ai giochi: entrò nell’arena e superò tutti in tutte le gare.
Questo non fece piacere a Ettore e Deifobo, figli di Priamo, che pensarono di ucciderlo. Durante l’attacco, però, Paride si rifugiò sull’altare di Zeus.
Agelao, allarmato per il pericolo, corse verso Priamo e ne rivelò la vera identità.

Priamo convocò subito Ecuba, che riconobbe il sonaglio che Agelao aveva trovato nelle mani del bimbo abbandonato.

L’identità di Paride venne allora confermata. Priamo, per la gioia e pensando che la profezia ormai non si sarebbe più avverata, decise di accogliere di nuovo il figlio a corte.

Paride incontra Elena

Priamo affidò a Paride la missione di riportare a Troia la zia Esione che si trovava a Salamina, cosa che non fu possibile, in quanto questa era già andata in sposa al re dell’isola Telamone.

Il ragazzo non aveva dimenticato la promessa di Afrodite e approfittò del viaggio per fare rotta verso Sparta, dove viveva Elena.

Menelao lo accolse cordialmente e la ragazza, a causa di Afrodite, si innamorò perdutamente del bellissimo ospite.

Approfittando dell’assenza di Menelao, Paride sedusse Elena e la portò con sé a Troia.

I condottieri greci furono quindi esortati a prestar fede al giuramento e a vendicare l’oltraggio.

Da qui la guerra di Troia.

DI COSA PARLA L’ILIADE?

L’Iliade parla dei fatti accaduti durante 51 giorni dell’ultimo anno della guerra di Troia.
Come appena visto, la guerra in sé inizia quando il principe troiano Paride, figlio di Priamo, rapisce Elena, moglie del re spartano Menelao.
Menelao chiede quindi aiuto al fratello Agamennone, il quale era anche marito di Clitemnestra, sorella di Elena.
Scoppia così la guerra tra Greci (Achei) e Troiani.

I fatti narrati nell’Iliade hanno origine nel momento in cui Agamennone rifiuta di restituire a Crise, sacerdote di Apollo, la figlia Criseide, ottenuta come preda di guerra.
Il dio dunque scatena una pestilenza nel campo dei Greci, costringendo Agamennone a restituire la ragazza. Per rifarsi della perdita, Agamennone prende però per sé Briseide, che era la schiava di Achille.

Achille, sdegnato per l’affronto, decide allora di non combattere più a fianco degli Achei. Ciò causa chiaramente gravi perdite.

Patroclo, compagno di Achille, scende allora in campo con le sue armi, comportandosi come il famoso eroe, ma viene ucciso da Ettore, figlio di Priamo, che lo riconosce solo dopo averlo sconfitto.

Achille, riarmato da Efesto, torna in battaglia per vendicare la morte del compagno: trovato Ettore lo uccide in duello, lega poi il suo corpo a un carro, lo trascina sotto le mura di Troia e ne confisca il cadavere.

Priamo si reca nel campo dei Greci per chiedere la restituzione del corpo di Ettore.
Achille stipula dunque una pace personale con il re, permettendogli di riscattare la salma del figlio.

L’Iliade termina con i funerali di Ettore. Il destino di Troia però, senza più il suo eroe principale, è ormai senza speranza.

GLI SCHIERAMENTI NELL’ILIADE

L’Iliade vede degli schieramenti ben definiti, che coinvolgono anche gli dei dell’Olimpo.

Vediamo quindi i principali personaggi.

Troiani

Le divinità favorevoli

  • Afrodite: si schiera dalla parte dei Troiani a seguito del giudizio di Paride, dunque è anche lei responsabile del rapimento di Elena (vedi Eris). Inoltre è la madre di Enea
  • Apollo: combatte contro i Greci per l’affronto nei confronti di Crise
  • Ares: aiuta i troiani perché rivale di Atena
  • Artemide: gemella di Apollo
  • Eris: sorella di Ares. Ha preparato lo scenario per l’inizio della guerra.
  • Dione: madre di Afrodite
  • Latona (Leto): madre di Apollo e di Artemide
  • Scamandro: dio-fiume protettore di Troia. Attacca Achille perché riempie le sue acque di sangue e cadaveri troiani

Achei

Le divinità favorevoli

  • Atena: combatte contro i Troiani per vendicarsi del giudizio di Paride (vedi Eris)
  • Era: anch’essa combatte contro i Troiani per vendicarsi di Paride (vedi Eris)
  • Poseidone: si schiera contro Troiani perché costruì le mura di Troia senza però ricevere da Lamedonte (padre di Priamo) il compenso pattuito. Talvolta, tuttavia, interviene a favore degli eroi troiani
  • Efesto: è il fabbro degli dei e forgia le armi di Achille
  • Ermes: si schiera dalla parte degli Achei, ma protegge Priamo quando si reca da Achille per chiedere il corpo del figlio
  • Teti: è la madre di Achille

Neutrali

Alcune divinità decisero di non schierarsi apertamente:

  • Zeus: tenderebbe a simpatizzare per i Troiani, perché discendono da suo figlio Dardano, ma deve mantenersi neutrale per accettare le decisioni del Fato, che è superiore alla volontà del dio.
  • Peone
  • Iride
  • Ebe
  • Le Moire

Ipno, ufficialmente neutrale, è però chiamato in causa da Era per far addormentare Zeus e permettere a Poseidone di aiutare gli Achei.

IN CHE MODO È STRUTTURATA L’ILIADE?

L’Iliade è divisa in 24 libri, che definiscono tre tematiche principali:

  • Libri I-X: la contesa tra Achille e Agamennone, e il conseguente ritiro di Achille
  • Libri XI-XVIII: la morte di Patroclo per mano di Ettore
  • Libri XIX-XXIV: il ritorno in battaglia di Achille e la morte di Ettore

Vengono contati in tutto 15.000 versi esametri.

Che cosa sono gli esametri?

L’esametro, nella tradizione greco-latina, è la metrica più nobile e solenne, spesso usata nel genere epico.
La parola viene da greco ἕξ = “sei” + μέτρον = “misura, piede”, in quanto ogni verso è composto dalla ripetizione di 5 piedi dattili + 1.

Un piede, in metrica, è un’unità ritmica composta da sillabe brevi e/o lunghe. In pratica, un gruppo di sillabe, che sono in sequenza, ma che non appartengono per forza alla stessa parola: possono esserci, per esempio, le sillabe finali di una parola e quelle iniziali della parola successiva.
Un dattilo (piede dattilo) è un gruppo composto da 3 sillabe: una lunga e due brevi:

ˉ ˘ ˘

L’ultimo piede è composto da due sole sillabe (quindi non è un dattilo), dove la prima è sempre lunga, mentre la seconda può essere sia lunga che breve:

ˉ ˉ 

  oppure

ˉ ˘

Il primo caso prende il nome di spondeo, mentre il secondo costituisce un trocheo.

Il risultato sarà quindi questo:

ˉ ˘ ˘ ˉ ˘ ˘ ˉ ˘ ˘ ˉ ˘ ˘ ˉ ˘ ˘ ˉ ˉ

oppure

ˉ ˘ ˘ ˉ ˘ ˘ ˉ ˘ ˘ ˉ ˘ ˘ ˉ ˘ ˘ ˉ ˘

Esistono delle particolarità, ma dovremmo addentrarci nel mondo della metrica. Al momento fermiamoci qui.

Per convenzione, quando si procede alla lettura, le sillabe lunghe (-) vengono pronunciate accentate.

Per vedere la metrica segnata e sentirne la musicalità, consiglio un bellissimo sito da consultare. I versi 10 e 12, per esempio, sono tra quelli che mostrano scritta la metrica “in purezza” così come appena spiegata.  → Ascolta l’Iliade in metrica.

La narrazione è fatta in ordine cronologico, ma la durata di ogni libro è piuttosto variabile: alcuni libri trattano un periodo di venti giorni, altri invece narrano ciò che è accaduto nell’arco delle 24 ore.

I fatti sono raccontati in terza persona e circa un terzo del testo riguarda dialoghi.

All’interno si possono trovare alcuni elementi che è bene conoscere prima di procedere alla lettura:

  • Patronimici: un patronimico è un nome o un cognome formato da un suffisso che richiama l’appartenenza al padre.
    Facciamo qualche esempio: “Achille Pelide” (Achille figlio di Peleo); “Agamennone Atride” (Agamennone figlio di Atreo); “Odisseo Laerziade” (Odisseo figlio di Laerte).
  • Epiteti: sono delle caratteristiche proprie di alcuni personaggi, che vengono messe di solito dopo il nome (una specie dei nostri soprannomi).
    Per esempio: “Achille piè veloce”.
    Achille è detto “dal piede veloce”, perché è veloce nella corsa.
  • Similitudini: non è raro che i protagonisti vengano paragonati, per esempio, a divinità.
    Per citarne una: “Patroclo si slanciò per tre volte simile a Ares ardente”.
    (qui abbiamo anche l’epiteto “ardente”, riferito ad Ares).
  • Formule ricorrenti e fisse: alcuni eventi sono descritti molto spesso allo stesso modo.
    Per esempio, per la morte di un eroe vengono usate di solito queste parole: “la vita volò via dalle membra e scese nell’Ade”.

I temi dell’Iliade

L’Iliade presenta delle tematiche ben precise:

  • Gli ideali aristocratici e guerreschi: guerrieri e aristocratici sono i veri protagonisti. Il popolo non compare mai.
    Gli “uomini migliori” (aòristoi) sono eccezionali, dalle grandi qualità fisiche e spirituali, infinita resistenza, emozioni dirompenti e abilità sovraumane.
    In questo, su tutti, primeggia Achille.
  • Il desiderio di gloria: i personaggi omerici vogliono la gloria e temono il disonore.
    Questo è il motore principale di tutta la battaglia.
  • Il senso del dovere: in mezzo a tutti gli eroi, che considerano il valore militare come la più grande virtù umana, esiste un’eccezione: Ettore.
    Ettore non ama la guerra e non cerca la gloria: combatte per difendere la città, gli anziani genitori, la moglie e il figlio. Si tratta di un dovere gravoso, che però deve essere portato a termine.
    Affronterà la morte consapevole di compiere un sacrificio che non gioverà alla città, tuttavia farà il suo dovere fino all’ultimo.
    Il personaggio di Ettore, quindi, ha degli ideali (senso del dovere e amore per la patria) decisamente superiori agli altri eroi (gloria personale e valore militare).
  • La vergogna: gli antropologi hanno definito la civiltà delineata nell’Iliade “civiltà della vergogna”, per la grande attenzione che viene data all’opinione degli altri.
    Gli eroi del poema non conoscono il senso di colpa, ma temono il giudizio negativo degli altri, dato dal fallimento nel raggiungere il proprio obiettivo.
    Nemmeno Ettore sfugge a questo: sa che Troia cadrà, ma le sue azioni possono garantire ancora grandezza alla città e renderla immortale.
  • La visione laica: le divinità sono la personificazione di forze che condizionano o limitano le azioni degli uomini, ma non possono garantire la salvezza di questi.
  • I sentimenti: nell’Iliade sono presenti tantissimi sentimenti umani: amicizia, dolore, amore coniugale, affetto paterno.
  • La tragicità della condizione umana: accanto al tema epico, compare l’importanza del destino (il Fato), che nemmeno Zeus può controllare. Il valore di Ettore sta proprio nell’avere capito e accettato questo concetto.

RIASSUNTO BREVE DEI 24 LIBRI

Libro I

Agamennone ha preso con sé Criseide, come preda di guerra.
Crise, padre della ragazza, nonché sacerdote di Apollo, si reca al campo acheo nel tentativo di riscattare la figlia.
Il rifiuto di Agamennone fa infuriare Apollo, che scatena una terribile pestilenza.

Su consiglio di Atena, Achille convoca un’assemblea, durante la quale Agamennone viene messo alle strette. Non gli resta altro da fare se non restituire Criseide, ma in cambio pretende Briseide, la schiava di Achille.

Achille risponde violentemente alla richiesta, ma poi, sempre guidato da Atena, si ferma, dichiarando la sua ferma decisione: si ritirerà dalla battaglia.

Giunto sulla riva del mare, Achille chiede aiuto alla madre Teti, affinché si rivolga a Zeus. Ciò suscita la gelosia di Era, che viene però placata da Efesto, il quale riesce a fare ridere sia lei che tutte le altre divinità riunite a banchetto.

Libro II

Durante l’assemblea, il soldato Tersite prende la parola, attaccando Agamennone e invitando gli Achei ad abbandonare la guerra.

Odisseo lo zittisce e fa un discorso all’esercito, per motivare gli uomini a portare avanti gli scontri.
Agamennone, ripreso il controllo della situazione, ordina di chiamare a raccolta i guerrieri.

Viene quindi fatto l’elenco di tutti i capi e i gruppi di guerrieri che prenderanno parte alla guerra.

Libro III

Siamo alla prima delle quattro grandi battaglie narrate nell’Iliade.

Paride scorge Menelao e, preso dalla paura, è sul punto di fuggire.


Il fratello Ettore lo sgrida e lo incita a risolvere la guerra con uno scontro diretto tra lui e Menelao.

Elena sale sulle mura, insieme a Priamo, per assistere al duello. Da lì indica i guerrieri più valorosi.

Nel duello, Paride sta per soccombere, ma arriva in suo aiuto Afrodite, che lo avvolge in una nebbia fitta e lo porta al sicuro, facendolo poi raggiungere da Elena.

Agamennone dichiara quindi vincitore il fratello Menelao. 

Libro IV

Al banchetto degli dei, Zeus è pronto a mettere fine alla guerra, assegnando la vittoria a Menelao. Era però si oppone, perché in tal modo la sua odiata Troia sarebbe stata sconfitta, ma non distrutta.

Zeus, per il quieto vivere, invia Atena sul campo di battaglia per fare in modo che i troiani rompano la tregua.
Questa istiga allora Pandaro a ferire Menelao.
Il conflitto, dunque, riprende.

Libro V

Atena incita Diomede, che fa strage di troiani.
Anche altri dei, però, prendono parte alla mischia: Afrodite interviene  per aiutare il figlio Enea ma, ferita, torna sull’Olimpo sul carro di Ares. 
Era assume l’aspetto di Stentore e incita gli Achei, mentre Atena aiuta Diomede a ferire Ares.

Libro VI

Ettore si reca a Troia e raccomanda alla madre di andare al tempio di Atena, con le donne più anziane, per chiedere il favore della dea.

Alle porte Scee (cioè le porte della città di Troia) Ettore incontra la moglie Andromaca e il figlioletto Astianatte. 
Il libro narra una tenera e profonda scena di famiglia.

Libro VII

Ettore torna sul campo di battaglia e propone un nuovo duello. A scontrarsi con lui sarà Aiace Telamonio, ma i due eroi danno prova di uguale valore dunque, all’arrivo della notte, il duello è sospeso.

Gli eserciti approfittano della pausa per seppellire i caduti.
Gli Achei scavano una fossa e innalzano un muro a protezione delle navi.

Libro VIII

Arriva l’alba e inizia la seconda grande battaglia: i Troiani spingono gli Achei fino alla riva del mare, ma questi trovano riparo dietro il muro appena costruito.

Atena ed Era sono pronte per soccorrere gli Achei, ma Zeus le ferma.

Anche questa volta, l’arrivo della notte interrompe gli scontri.

Libro IX

Agamennone convoca l’assemblea, proponendo di abbandonare la guerra e tornare in patria. Nestore, invece, gli suggerisce di riappacificarsi con Achille.

Questo allora decide di offrire, in cambio del suo ritorno in battaglia, grandi doni, una delle sue figlie in sposa e la restituzione di Briseide.

Aiace Telamonio, Odisseo e l’anziano Fenice (che fu precettore di Achille) si recano dunque alla tenda dell’eroe per riferire l’offerta di Agamennone.
Lo trovano in compagnia di Patroclo e vengono accolti con gentilezza. Tuttavia, Achille è ancora molto offeso e rifiuta l’accordo.

Libro X

Nestore propone di inviare qualcuno nel campo troiano, per spiare le mosse degli avversari. Si offre Diomede, che sceglie come compagno Odisseo.

Anche Ettore, però, ha avuto la stessa idea e decide di mandare qualcuno a spiare gli Achei.
Si offre Dolone, che però in cambio chiede la promessa di avere il carro e i cavalli di Achille.

Dolone viene catturato da Diomede e Odisseo, che lo costringono a disegnare una mappa del campo troiano, per poi ucciderlo.
I due raggiungono allora il punto più vulnerabile: quello occupato da Reso, re di Tracia e dai suoi soldati, appena arrivati per aiutare i Troiani.

Reso viene massacrato e i suoi splendidi cavalli portati via come bottino. 

Libro XI

L’arrivo dell’alba segna l’inizio della terza battaglia.
Gli Achei sono in seria difficoltà e anche i più valorosi tra loro vengono colpiti.

Achille, mentre sta osservando i combattimenti dalla sua nave, vede Nestore portare fuori dalla mischia un ferito. Manda allora Patroclo a scoprire la sua identità e Nestore ne approfitta per chiedergli di convincere Achille a riprendere la battaglia. In alternativa, gli suggerisce di farsi cedere le armi, spacciandosi per Achille di fronte ai Troiani, al fine di disorientarli.

Libro XII

Ettore raggiunge il muro di difesa degli Achei, ma l’indovino Polidamante lo invita a desistere, perché ha avuto un presagio negativo.

Ettore non lo ascolta e l’esercito troiano attacca il muro, riuscendo a sfondare una delle porte.
Gli Achei fuggono verso le navi.

Libro XIII

Poseidone, che parteggia per gli Achei, prende le sembianze dell’indovino Calcante e interviene spronando l’esercito greco, che attacca con forza l’ala destra troiana.

Dove sta combattendo Ettore, invece, la situazione è a favore dei Troiani, ma quando questo viene informato su quanto sta accadendo, riorganizza le file e prepara un nuovo attacco.

Libro XIV

Era chiede aiuto ad Afrodite e a Ipno per distrarre Zeus, in modo che Poseidone possa aiutare gli Achei.

Aiace Telamonio colpisce Ettore con una pietra e questo viene portato, privo di sensi, fuori dal campo di battaglia.

Libro XV

Quando Zeus si risveglia, vede Ettore a terra e si infuria con Poseidone, ordinandogli di andarsene.
Chiede ad Apollo di risanare l’eroe, che torna in battaglia rinvigorito e guida i Troiani verso le navi achee, con lo scopo di incendiarle.

Libro XVI

Patroclo torna di corsa da Achille e lo supplica di fargli indossare le sue armi per scendere in battaglia.
Achille accetta, ma a patto che Patroclo si limiti a cacciare gli avversari dall’accampamento acheo e che non li insegua nella pianura esponendosi a pericolosi rischi.

Come previsto, i Troiani restano sconcertati alla vista di colui che credono Achille.
Patroclo sfrutta l’effetto sorpresa per fare strage di nemici e allontanarli dalle navi. Non mantiene la promessa fatta ad Achille e si spinge fin sotto le mura troiane, dove viene ucciso da Ettore.

Libro XVII

Lo scontro ora è concentrato intorno al corpo di Patroclo. 
Alla fine, Menelao e Aiace riescono a portarlo nell’accampamento, anche se spogliato delle armi e dell’armatura, adesso in possesso di Ettore.

Libro XVIII

Achille viene informato della morte di Patroclo e la disperazione dell’eroe è immensa e straziante.
Decide allora di voler tornare a combattere, per vendicare il suo compagno.

Teti sa bene che si sta avvicinando il giorno in cui il destino del figlio si compirà, tuttavia chiede a Efesto di forgiare per lui delle nuove armi.

Libro XIX

Achille convoca gli Achei in assemblea e accetta le offerte che Agamennone gli aveva fatto per tornare in battaglia.

Era dona la parola a Xanto, uno dei cavalli divini di Achille, per predirgli che quel giorno tornerà vivo alla sua tenda, ma che la sua morte è comunque ormai vicina.

Libro XX

Ha inizio la quarta e ultima battaglia.
Zeus si dichiara neutrale, ma concede alle altre divinità di partecipare allo scontro.
Atena, Era, Poseidone, Efesto ed Ermes si muovono in difesa degli Achei.
Apollo, Artemide, Ares, Latona e Afrodite sono a favore dei Troiani.

Achille semina morte e distruzione, ma il suo vero obiettivo è Ettore.

Libro XXI

Il fiume Scamandro diventa rosso per tutto il sangue versato dai nemici di Achille.
Cerca quindi di fermare la carneficina e alza le sue acque per travolgere l’eroe, ma in suo aiuto arriva Efesto.

I Troiani, spaventati, si rifugiano all’interno delle mura di Troia.

Libro XXII

Ettore, fuori dalle porte di Troia, attende Achille. Quando lo vede, però, è sopraffatto dalla paura e fugge. Atena assume l’aspetto di Deifobo e lo spinge ad affrontare il suo destino.

Il duello ha inizio ed Ettore, che vede il finto Deifobo sparire, comprende che gli dei vogliono la sua morte, tuttavia continua a battersi valorosamente.
Achille lo colpisce alla gola ed Ettore, morendo, gli predice la sua prossima fine.

Questo, ancora pieno di rabbia, spoglia il cadavere e lo attacca al suo carro per i talloni. Lo trascina poi nella polvere, mentre Priamo, Ecuba e Andromaca guardano la scena, straziati dal dolore.

Libro XXIII

Vengono celebrati i funerali di Patroclo con dei giochi atletici in suo onore.
Il corpo di Ettore giace ancora insepolto.

Libro XXIV

Achille continua a infierire sul corpo di Ettore, trascinandolo intorno alla tomba di Patroclo.
Apollo è indignato per tale comportamento e Zeus chiede a Teti di andare a parlare con il figlio per fermarlo.

Nella notte, Priamo si reca da Achille per chiedere la salma del figlio, offrendo in cambio grandi doni.
L’uomo ricorda all’eroe suo padre Peleo. Achille dunque, impietosito, accetta di restituire il corpo.

Tutto il popolo di Troia può ora piangere Ettore, mentre sente avvicinare la propria fine, poiché il più grande difensore della città è ormai morto.

LE TRADUZIONI

Nei prossimi articoli vedremo il testo dell’Iliade e ne scopriremo l’esatto contenuto.

Ho scelto di proporre sia la traduzione di Vincenzo Monti, che quella di Guido Paduano (Einaudi, 1997).

La prima, famosissima, risale al 1810. Il linguaggio scelto è davvero suggestivo e musicale, ma spesso difficile da capire.
Per questo motivo, preferisco affiancare il lavoro di Guido Paduano, in versi liberi e molto più comprensibili.

Facciamo ora qualche gioco, per essere sicuri di avere capito bene!

Spero che ti sia tutto chiaro, in caso contrario contattami pure e fammi tutte le domande che vuoi.
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Alla prossima!